If we spoke a different language, we would perceive a somewhat different world.
‒ Ludwig Wittgenstein

Studiare la lingua giapponese è un po’ come giocare a un gioco. Ogni volta che finiamo un livello con successo ci ritroviamo davanti a un nuovo livello, più difficile del precedente. Il giapponese è lo stesso. Quando pensiamo di aver finalmente appreso e capito come funziona una struttura grammaticale o abbiamo appreso un vocabolo, dietro l’angolo, ad aspettarci troveremo la sia forma cortese o la sua forma piana, o ci troveremo a dover capire come utilizzare quel nuovo vocabolo. 

Tutto questo percorso inizia con quello che potremmo definire primo livello: i sistemi di scrittura. Ebbene si, oltre a doversi preoccupare della grammatica, quando ci approcciamo allo studio della lingua giapponese dobbiamo tener conto di un sistema di scrittura diverso da quello a cui siamo abituati. Sicuramente impegnativo da imparare, ma decisamente interessante. Secondo alcuni per imparare il giapponese non è necessario imparare a scrivere in giapponese o leggere in giapponese, ma a mio parere è quasi impossibile senza conoscere i tre sistemi di scrittura. E il motivo principale è sicuramente la presenza di una quantità enorme di omofoni: parole che presentano la stessa lettura, ma hanno significati diversi, ed è proprio in questi momenti che i sistemi di scrittura ci vengono in aiuto. In questo e altri articoli vedremo in che modo.

Appurata la necessità di impararli, vediamo ora cosa e quali sono questi sistemi di scrittura. In giapponese esistono 2 gruppi di sistemi di scrittura, i Kanji e i Kana. I Kana a loro volta sono divisi in Hiragana e Katakana.

Esempio di kanji

I Kanji sono caratteri che rappresentano un significato (alle volte più di uno) e che, a differenza del cinese, possono essere letti in modi diversi a seconda della posizione, del kanji a loro associato, se sono da soli o seguiti da hiragana. Queste letture sono divise in letture ON (onyomi) -di origine cinese- e letture KUN (kunyomi) – di origine autoctona. 

Perché tutte queste letture? La risposta possiamo trovarla nella storia della scrittura giapponese. I kanji, infatti, non sono altro che un calco della scrittura ideografica cinese, che è stato adattato nel tempo ad una lingua parlata già esistente, con parole e pronunce diverse da quelle cinesi. 

Hiragana “a”

I Kana, invece, non rappresentano un concetto, ma hanno solo un valore fonetico. Essi rappresentano vocali o sillabe, e vengono usati per scrivere tutto ciò che non fa parte dei kanji, in particolare particelle grammaticali e parole di origine straniera. Lo hiragana viene usato per scrivere particelle, inflessione di verbi, aggettivi e pronomi. Il katakana invece per scrivere parole di origine straniera.

Nei prossimi articoli vedremo:

Regole generali di scrittura e come studiarli.

5 app per memorizzare Kana e kanji 


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