Buongiorno a tutti, riporto qui sotto un post scritto da me esattamente un anno fa. Oggi come allora sono sempre più convinta della mi scelta, ma ho sicuramente una visione diversa e meno pessimista. 

“La ragione per cui ho deciso di aprire questo blog/sito/portfolio è legata al fatto che nonostante 7 lunghi anni passati a studiare il giapponese e la sua cultura e la sua economia, mi ritrovo a due mesi dalla laurea a non aver ancora incrociato, neanche per sbaglio, un’offerta di lavoro per noi laureati in questa magnifica lingua. Mi ritrovo quindi a svolgere colloqui per posizioni non del tutto inerenti, ma che allo stesso tempo mi stimolano, in cui sistematicamente mi viene chiesto “Ma perché hai scelto il giapponese?”. Le mie reazioni a questa domanda sono solitamente due.

Prima reazione: oddio non di nuovo. Sono convinta che a quelli di economia non chiedono perché si sono messi a studiare economia. Anche perché non penso nessuno direbbe qualcosa di interessante. “Mi piacciono i numeri” disse nessuno mai.

Seconda reazione, Panico! Il mio subconscio urla a gran voce: “Non dire nulla di imbarazzante o lontanamente nerdy”, “Non dire manga e anime, non dire manga e anime… tanto non sanno neanche cosa sono… non dire manga e anime”. Al che mi sento solitamente dire un piatto “E’ una lingua molto bella a livello fonetico, e poi la loro cultura mi ha sempre affascinato”. SAFE! (Si sono salva questa volta! I miei segreti sono al sicuro.)

Detto ciò, ritornando alle motivazioni, queste domande mi hanno portato a ripensare ai motivi che mi hanno spinto a studiare questa lingua per così tanti anni e ho deciso che volevo trovare un modo per condividerli con gli altri. Quindi senza ulteriori indugi oggi come post introduttivo voglio parlare di

“5 dei 100.000 di motivi per studiare il giapponese”!

  1. Come primo punto voglio affrontare l’elefante nella stanza.Il motivo principale per cui tutti noi nipponisti o iamatologi ci avviciniamo a questa lingua, e non ditemi che non è vero perché vi sfido a darmi prova del contrario. ANIME e MANGA. O meglio, quella smania di finire quella certa serie che però non è ancora arrivata in Italia o di cui non hanno ancora fatto una traduzione in una lingua a noi congeniale. Quel sentimento che ti porta a dire “Io devo sapere!” e che ci spinge a studiare per poter quindi riuscire a leggere o guardare le nostre serie preferite in tempo reale e placare così la nostra sete di conoscenza. (O così crediamo perché poi nel momento in cui abbiamo la capacità di farlo finalmente o abbiamo perso interesse per questo mondo o dobbiamo comunque fare conto con le uscite mensili dei capitoletti che madon... mamma mia sono lenti o con le uscite settimanali degli episodi).
  2. Secondo motivo. I giapponesi. Ebbene si, voglio essere razzista. So benissimo che non si può parlare di popolo pensando che tutte le persone legate a quell’etnia o luogo geografico siano fatte allo stesso modo e che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ma sono convinta che l’insieme di vari fattori intrinsechi della struttura della società giapponese siano in grado di creare un prodotto, i giapponesi, che di base crea in noi stranieri (badate bene ho usato la parola stranieri non Occidentali) una predilezione per i loro modi di fare. E come biasimarci. A tutti piace essere trattati bene o sbaglio? Ovviamente i giapponesi maleducati esistono, ma oggettivamente non mi è mai capitato di averci a che fare quindi do per buono che rappresentano una minima parte della popolazione.
  3. Terzo punto, beh quando ai colloqui dico che sono sempre stata attratta dalla cultura non mento mica. Termine abbastanza ampio quello di cultura, ma in questo caso racchiude gli usi, i costumi e le credenze vigenti in Giappone, che più che in altri posti, si sono mantenuti nel tempo. In Giappone infatti, hanno saputo dare un senso alla loro storia e alle loro usanze mantenendole e condividendole fieramente con il resto del mondo. Basti pensare alla permanenza dei corsi di calligrafia (shodo) all’interno della vita scolastica, cosa che nel resto del mondo è andata a scomparire.
  4. Il quarto punto è uno di quelli a cui io tengo di più, ed è la soddisfazione e il senso di completezza che si prova quando si scopre qualcosa di nuovo che ci può arricchire. Per saperne di più  leggete “5 Japanese Words for Those Feelings You’ve Never Been Able to Explain”E mi direte… “ma quanti paroloni… parla come mangi”.Ma io sono convinta al 100% che l’imparare  qualcosa di nuovo e in particolare qualcosa che appartiene ad un mondo lontano dal nostro, per certi aspetti, ci arricchisca enormemente. Quindi io quando imparo una nuova parola che non conoscevo o una che riesce ad esprimere totalmente qualcosa che nella mia lingua madre era esprimibile solo attraverso una spiegazione, mi sento appagata.

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5. E infine, l’ultimo punto… anche se però sono sicura che se ci penso ce ne sarebbero anche altri… forse davvero 100.000. Dicevamo, ultimo punto. L’ultimo motivo per cui studiare il giapponese è il dire di si ad una sfida. Perché il giapponese, sebbene sia una lingua stupenda, è DIFFICILE. E non difficile da “Papà non ho capito algebra” ma da “Oddio ma che sono gli integrali curvilinei nei campi scalari?” Perché se non bastasse il sistema di scrittura con 3 alfabeti di cui uno di circa 4000 simboli, vari omofoni e numero esorbitante di sostantivi e verbi, il giapponese ha anche vari registri da imparare e da utilizzare in situazioni differenti con persone differenti. O con le stesse persone in momenti differenti. O in momenti del giorno differenti. O a seconda di chi sta ascoltando la conversazione…. e non andiamo avanti che viene solo da piangere! Perciò si il giapponese è una sfida. E a me piacciono le sfide.

Concludo qui il mio primo post sperando di non aver annoiato nessuno.


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